Nicky Hayden rimane senza benzina
Maglia nera, cucchiaio di legno, medaglia di polistirolo. Chiamatela come volete, si legge sempre allo stesso modo: beffa. E la beffa del giorno, nel Gran Premio di Olanda classe MotoGp, è toccata senza dubbio a Nicky Hayden. L’ex campione del mondo stava per ottenere un meritatissimo terzo posto con la sua nuova Honda a valvole pneumatiche, ma proprio la moto da lui voluta a tutti i costi lo ha tradito sul più bello: a meno di 50 metri dal traguardo finisce la benzina, e il povero Hayden è costretto ad arrivare alla bandiera a scacchi per inerzia, aggrappandosi disperatamente alla carena e a tutti i santi conosciuti. Tutto inutile, però, perchè Nicky ha giusto il tempo di voltarsi e vedere la Yamaha di Colin Edwards sfrecciargli accanto e soffiargli il terzo gradino del podio. Già, proprio quel Colin Edwards che due anni fa, stesso circuito stessa curva, cadde a pochi metri dal traguardo regalandogli la vittoria del GP. Scherzi del destino, fatto sta che quest’anno i ruoli si sono invertiti.
Qualche irripetibile imprecazione sotto la visiera e un paio di pugni sul cruscotto, ma niente di più. Hayden la prende con filosofia: “Sfortunatamente – dice a fine gara – a volte questo gioco può essere crudele, ma in un certo senso ora io e Colin siamo alla pari. Va bene così, anche se Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto salire sul podio dopo aver fatto il diavolo a quattro per correre con la nuova moto”. Che un pilota rimanga senza benzina a due passi dal traguardo può sembrare una barzelletta, eppure di grandi e incredibili beffe la storia dello sport ne è piena. La più leggendaria è ovviamente quella di Dorando Petri, che alle Olimpiadi di Londra del 1908 venne squalificato dopo aver vinto la maratona aiutato dai giudici di gara, che lo sorressero negli ultimi metri finali dopo che il maratoneta era crollato più volte a terra sfinito. Altra storica fregatura se la beccò il ciclista Franco Bitossi nei Mondiali su strada del 1972, a Gap, quando il compagno di squadra Marino Basso gli recuperò un vantaggio di 150 metri scavalcandolo proprio all’ultima padalata. Per non parlare del calcio, poi, con le cocenti beffe di Milan (finale Champions 2005, Istanbul) o Inter (il drammatico 5 maggio 2002), ma anche della nazionale stessa (vedi golden-Trezegol 2000), anche se la migliore rimane forse quella del Bayern Monaco nel ’99 (finale Champions contro il Manchester, da 1-0 a 1-2 tra l’89′ e il 91′). Anche a Jenson Button capitò, in Malesia nel 2002: l’inglese allora Renault perse il podio all’ultimo giro per un guasto tecnico, a vantaggio di Michael Schumacher.
“Non mi aspettavo che mi mollasse così a pochi metri dall’arrivo. Peccato, la squadra avrebbe meritato di vedermi sul podio per l’impegno che ci sta mettendo”, é quello che deve aver pensato Button. Le stesse, identiche parole pronunciate da Nicky Hayden dopo la “sua” beffa personale, quella del Gran Premio di Assen.
