Prima di partire per Le Mans, Andrea Dovizioso ha fatto tappa a Roma: il forlivese ha infatti partecipato allo Stadio Olimpico alla “Partita del cuore”, inserito nella squadra “Unica”, allenata da Francesco Totti e formata da personaggi dello spettacolo oltre che da vari campioni dello sport, contro la Nazionale Italiana Cantanti, eccezionalmente integrata, per questa volta, dal “Pibe de oro”, Diego Armando Maradona. Il tradizionale match benefico è finito con un pareggio, 6-6, con Giancarlo Fisichella grande protagonista tra gli “Unici”, autore di tre reti. Dovizioso, un grande appassionato del calcio giocato, è rimasto a secco: in ogni caso, il pilota del team JiR Scot il suo goal aspetta di farlo questo weekend, nel GP di Francia. La pista di Le Mans è infatti una delle preferite di Andrea; in più, per tutti i team satellite Honda arriverà anche una nuova frizione. “Un componente importante – spiega Dovizioso – perché l’area riguardante la frizione è senza dubbio una di quelle cose che vanno migliorate. A parte questo, da Le Mans mi aspetto molto, non lo nascondo. È una pista lenta, che mi piace, dove sono sempre andato bene”.
Quali vantaggi porterà la nuova frizione? C’erano dei problemi in staccata?
“Sì, anche se devo ammettere che nei test la situazione era ben peggiore. Sono migliorato molto in staccata, però il sistema relativo alla frizione e al freno motore, che devono lavorare insieme, andava migliorato. È un tallone d’Achille della Honda da quando sono state introdotte le quattro tempi, del resto: è da anni che ci lavorano”.
Il tuo inizio di campionato è stato eccezionale: quarto superando all’ultimo giro Valentino Rossi. Poi, cosa è successo?
“La seconda gara, a Jerez, è andata abbastanza male anche a causa della posizione in griglia, molto arretrata, e anche per la partenza che ho fatto. A parte tutto, però, in Portogallo prima della caduta ero lì con i primi; a Shanghai invece ho avuto parecchi problemi in gara perché abbiamo fatto delle scelte sbagliate, altrimenti me la sarei potuta giocare con Stoner, probabilmente. Sappiamo che avremmo potuto fare di più, che abbiamo concretizzato poco facendo pochi punti, ma non ne facciamo un grosso problema”.
Un chiaro gap con le moto ufficiali è relativo alle velocità massime, una cosa a cui sei abituato, con cui devi ancora fare i conti…
“Sì, e questo purtroppo è un problema serio perché per ora non sono previsti aggiornamenti in questo senso. Rappresenta un problema soprattutto nelle piste veloci, ma anche in quelle lente, perché si tratta di un discorso più generale, relativo alle prestazioni del motore: nel misto lo senti meno, però anche a Le Mans, per esempio, dove per affrontare il rettilineo si deve partire praticamente da fermo, si perde parecchio. Quelli sono i punti peggiori”.
Si fa un gran parlare degli aiuti elettronici, però come si è visto con Lorenzo, le cadute ci sono eccome
“L’elettronica ti aiuta soltanto un po’ in uscita, e poi dipende anche da che controlli si utilizzano: non conosco quelli degli altri piloti, anche se li vedo lavorare diversamente. Chiaramente è più difficile cadere, ma non impossibile, e poi in entrata di curva, come dimostra la caduta di Lorenzo, l’elettronica non fa proprio nulla”.
Tu sei scivolato un paio di volte: più facile o più difficile cadere con la MotoGP, rispetto alla 250?
“Sì, e ora che ci penso, finora in MotoGP sono sempre caduto perdendo aderenza all’anteriore… Comunque, dovendo fare un confronto, la 250 la porti costantemente al limite, quindi in un certo senso è più facile da controllare perché ‘senti’ la moto che è sempre vicina a farti cadere, soprattutto in entrata di curva. In uscita invece è un po’ più difficile rispetto alla MotoGP perché si tratta di un due tempi senza controlli, bisogna stare attenti. La MotoGP, invece, non riesci a portarla sempre al limite: ti può capitare di cadere talmente velocemente che neanche te ne accorgi. Non sei sempre sul… filo della caduta: innanzitutto la moto è più pesante, e anche in piega si tiene un po’ più di margine, mentre con la 250 si sta molto più piegati”.
MotoGP più imprevedibile, quindi?
“Imprevedibile sì, ma soltanto per il fatto che non la si tiene sempre al limite, sul filo di farla scivolare come invece accade in 250, semplicemente perché non ci si riesce”.
Si può comunque dire che all’Estoril sei caduto perché spingevi al limite, nel tentativo di tenere il ritmo dei primi?
“Sì, anche se guardando la telemetria abbiamo scoperto un mio errore: nelle staccate delle curve a destra non tengo il tallone appoggiato sulla staffa della pedana. Così facendo abbiamo scoperto che faccio pressione sulla leva del freno posteriore in modo strano, perché senza l’appoggio del tallone sulla pedana il piede si muove, cambiando appunto la pressione sul freno. Queste variazioni fanno sì che si muova anche l’anteriore. Infatti, sono caduto perché ho perso grip all’anteriore, ma in un punto in cui ero quasi dritto, non ero ancora in entrata di curva”.
Tra i quattro vincitori delle prime quattro gare c’è anche Lorenzo, con cui battagliavi in 250. Non ti dà un po’ fastidio vederlo là davanti?
“Sì, lo ammetto: l’anno scorso mi giocavo le gare con lui, e sappiamo tutti con quale moto, quindi sono consapevole che potrei fare di più, e questo mi dà molto fastidio. Però per quest’anno va bene così: sto affrontando una stagione per fare esperienza, sono contento di essere salito in MotoGP con lo stesso team della 250 per fare un anno tranquillo, senza troppe pressioni. A Shanghai siamo arrivati undicesimi: in generale non va bene, ma per ora va bene lo stesso: speriamo di migliorarci gara dopo gara. Tutti sanno però che per giocarsi il titolo serve una moto ufficiale, e a me piacerebbe iniziare a farlo, in futuro”.
Infatti, in Cina avevi già detto che un anno così, per fare esperienza, ci sta, ma non di più: a questo punto non si può non parlare di mercato in vista del 2009…
“Come tutti gli anni si inizia a parlare di mercato molto presto, ma di vero non c’è niente. I contatti ancora non ci sono stati, nessuno parte con le trattative in questo periodo. Al momento giusto parleremo con chi si farà avanti e valuteremo un po’ tutto”.
Tu però cerchi una moto ufficiale a tutti i costi, questo ormai è chiaro
“La moto ufficiale è fondamentale per giocarsi il mondiale, tutti la cercano. Diciamo che ha i suoi pro ma anche i suoi contro: se non vai forte ti bruci, quindi devi stare attento a salirci, ma questa non è certo una mia preoccupazione. Non vedo l’ora, se ci sarà l’opportunità di averla, di svilupparla assieme alla Casa, di fare la moto come dico io”.
Dopo essergli stato tanto fedele, ti aspetti qualcosa dalla Honda?
“Beh, sì! Sono sette anni che corro e faccio bene con loro, e inoltre penso che già da sole queste quattro gare abbiano dimostrato quello che posso fare. Forse è un po’ presto per dire certe cose, bisognerà aspettare di vedere come vanno le prossime gare, però mi aspetto una risposta dalla Honda in vista della prossima stagione, sicuramente”.
Sul fronte gomme invece, com’è la situazione con la Michelin?
“Ho sempre sentito parlare di presunti favoritismi fatti dalla Michelin: non saprei dire se è vero, perché non so cosa hanno a disposizione gli altri, però devo dire che con noi stanno lavorando molto bene: già dai test invernali si sono fatti avanti, seguendoci da vicino. Anche nelle ultime gare mi hanno seguito bene, e soprattutto dopo i Gran Premi, nei test, portano molte gomme da provare”.
La situazione in qualifica è migliorata?
“Non molto: penso che le nostre difficoltà siano dovute a problemi di assetto, perché quando montiamo le gomme da tempo non riesco proprio a guidare la moto: non riesco a frenare forte, a entrare forte in curva, e di conseguenza neanche a uscire forte, nonostante il grip sia veramente tanto. Dobbiamo capire dove intervenire perché non ho la necessaria fiducia sull’anteriore proprio in qualifica, quando si deve entrare molto forte in curva. Per me il giro di qualifica è sempre difficile: un problema, perché in MotoGP partire in terza fila può significare aver già compromesso la gara. Dovremo risolvere al più presto questo inconveniente: è pur vero che nei primi giri vado subito forte e riesco a recuperare, però è sempre una cosa che devo fare in più. Se partissi più avanti non dovrei fare tutto ciò, potrei partire più tranquillo e impostare una gara più programmata, invece così devo partire subito al massimo per recuperare il più possibile”.
Che idea ti sei fatto dell’incidente occorso a Lorenzo a Shanghai? Forse è arrivato in Cina troppo “gasato”, dopo la vittoria di Estoril?
“Mah, bisognerebbe sapere innanzitutto cosa è successo realmente, perché ho sentito voci contrastanti, come ad esempio quella che quando il posteriore ha iniziato a scivolare, lui avrebbe dato ancora più gas… Vedendo la caduta in TV, sembra che abbia semplicemente fatto un cambio di direzione troppo veloce, con la gomma che non era calda a sufficienza: può capitare, l’errore sembra grosso soltanto perché la caduta è stata spettacolare, dato che la moto lo ha sbalzato in aria. Poteva andargli molto peggio, anche se penso che in Francia avrà più problemi a guidare che in Cina”.
E del quarto posto ottenuto in gara in quelle condizioni, cosa ne pensi?
“E’ strano: bisognerebbe capire quanto soffriva realmente. Anche a me è capitato di prendere dei gran colpi, e poi il giorno dopo, salito in sella, non sentire niente. La moto è veramente particolare: se hai delle fratture o delle lesioni che non ti fanno camminare o stare seduto, sali in moto e hai meno problemi. Se aveva veramente tanto male è stato bravissimo, ma è gi capitato ad altri piloti; più che altro ha fatto una gran gara perché non aveva praticamente girato in prova”.
Parlando di condizioni fisiche, nel passaggio dalla 250 alla MotoGP è necessario allenarsi di più?
“Pur essendo fisicamente al cento per cento non si può mai essere pronti per una nuova categoria: quando i muscoli vanno usati diversamente, si devono abituare. Alla prima gara, per esempio, ho avuto problemi agli avambracci, dopodiché non li ho più avuti. Allenarsi di più? Non direi, cambia soltanto un po’ la preparazione”.
La MotoGP stressa molto di più gli avambracci, quindi?
“Sì, ma rispetto alla 250 non si tratta di uno sforzo maggiore: è diverso. Se non sei abituato, le prime volte sono un problema. La moto è più pesante, i trasferimenti di carico nelle frenate e in uscita di curva sono più elevati. Tante piccole cose che si sentono, quando spingi al massimo”.
E la condizione mentale, quanto conta?
“Incide per il settanta per cento, ed è vero che i risultati dipendono dalla testa. Può succedere di entrare in un periodo negativo dal quale è difficile uscire: è capitato spesso e continuerà a capitare. In MotoGP è ancora più importante essere forti mentalmente, non perché la categoria sia più difficile, ma perché c’è più pressione da parte dei media e delle Case, e quindi la accusi di più”.
Come vedi la tua ex categoria, la 250?
“Bautista sta andando fortissimo, in certe situazioni anche più forte dello scorso anno. Però fa degli errori che non dovrebbe fare. In Qatar e a Jerez è stato sfortunato: non ha fatto punti per colpe non sue, però in Cina ha sbagliato lui. Dovrebbe stare più tranquillo perché ha un altro passo rispetto ai rivali. Può ancora vincere il Mondiale, però deve iniziare a fare dei punti perché ne ha già persi tanti”.
