Rossi, 10 e lode
Lui terrà anche il profilo basso, perché è così che ci si comporta, ma la gara di Shanghai è un’impresa enorme. Non ci sono piloti al tramonto che possano girare in gara in 59 e 2, non che possano girare sotto i due minuti costantemente per più di dieci passaggi tirando il collo ad un Pedrosa in stato di grazia. Eh no. Adesso tutti al bar. A brindare chi vuole, a discutere di questa scelta Bridgestone che ha dato ragione a quello che fino a prova contraria è ancora il miglior pilota della storia in attività davanti con 89 vittorie, sessanta in più di Capirossi che ha cominciato a correre sei anni prima di lui. Fate un po’ voi, decidete se non è uno da tenere in buon conto per la vittoria di un mondiale che al momento racchiude quattro vincitori di GP diversi, su quattro disputati, in 25 punti.
Pedrosa, 9
Ad un certo punto è costretto alla resa. Ma che sincerità nell’ammettere che la sua Honda aveva problemi di motore sì, ma che Rossi “aveva qualcosa in più dentro“. Del profilo basso che paga Pedrosa ne fa una filosofia di vita. Pure troppo. Ma è cresciuto tanto. In staccata, sull’acqua. Ti resta il dubbio della bagarre con Rossi. Ma lui e il suo pacchetto al momento hanno più chance e più equilibrio di chiunque altro per la vittoria di un mondiale tirato come se ne sono visti pochi. E essere davanti, in un mondiale così, ha il suo bel significato.
Stoner, 7
E’ il momento peggiore della sua carriera da ducatista, eppure è terzo, sul podio. Per dire. Casey Stoner sulla Cina puntava molto e molta è la paga che ha dovuto prendere da Rossi. Sedici secondi ultimamente era abituato a darli più che a incassarli. Fa giri a corrente alternata, diversi anche di sette decimi l’uno dall’altro, senza una spiegazione che non sia umana più che tecnica. Dice: “Dovevamo usare la gomma di ieri“, ma pensiamo che non avrebbe funzionato essendo la temperatura più bassa di una decina di gradi. Insomma, ci viene più facile pensare che il problemino attuale sia suo. Come non fosse del tutto sereno, come se in troppi gli rompessero i maroni, come se avesse un po’ sottovalutato l’inverno proclamando di continuo “mi sento più forte di sempre“, con il rischio di andare in affanno quando la concorrenza si attrezza. Niente di grave e di irrimediabile. Stoner è il solito cannibale e tornerà. Adesso deve solo pensarci un po’ su.
Lorenzo, 9
Non bastassero le due fratture ai malleoli, ci si mette anche la moto spenta prima del giro di ricognizione. Scende, spinge, con le gambe storte e anestetizzate. La scena è commovente e ricca di pathos. Te lo aspetti onorevolmente undicesimo dopo averlo visto arrivare al box su una sedia a rotelle. Poi quando il semaforo si spegne eccolo nel pieno della bagarre a sportellarsi con gli altri, senza cedere un metro, all’avversario, alla menomazione. Un Lorenzo a posto stava con Rossi e Pedrosa. Di più non sappiamo. Però è una razza di campione di grandissimo spessore.
Melandri, 9
Perché è tutto relativo, anche il suo quinto posto. Perde tempo nella bagarre col gruppo, ma non molla. Sente la moto, la guida,ci fa le staccate come un Melandri vero e la inserisce come un Melandri vero. Triste aver visto tanto ducatisti schifarlo in piena difficoltà, bello sapere che il team gli è stato vicino senza dimenticarsi mai del suo passato, aiutandolo nel presente ad avere ancora un futuro. Forse son menate sue, ma le strada per risolverle è quella trovata in Cina adesso è vietato cambiare.
Hayden, 7
Più sano di Lorenzo, più “in bolla” di Melandri, Hayden viene suonato da entrambi con la stessa moto e le stesse gomme che riescono a stare incollate a Rossi. La Honda gli ha dato un lavoro sicuro, per anni, lui cerca di ricambiarli, ma si sente poco compreso, poco seguito. Dovrebbe metterci un po’ del suo, perché non puoi vivere di ricordi, un mondiale vinto, sì, ma con tre vittorie e poi più. Forse è davvero ora di cambiare aria. Di fare il salto, lasciare i genitori, andare a vivere da solo. Meno ufficiale, più sereno.
Edwards, 5
Eccolo lì. Al solito. Perde il colpo sul più bello, pur essendo ben attrezzato di gomme e di moto. E le azioni del vecchio Colin che ti sa stampare una pole da rimanerci a bocca aperta, nel giro di 24 ore scendo, scendono, scendono. Come se non gli entrasse nella testa che qui servono concentrazione, ritmo, regolarità. Quest’anno più di sempre. E quest’anno che è attrezzato, Edwards più di sempre spreca. E il team soffre, anche perché l’altro,
Toseland (5)
patisce la pista (mai vista) dal primo chilometro. Non entra nell’ottica.
Capirossi, 6.5
Ammirevole nell’intenzione di continuare a correre, ammirevole nella maniera di lanciarsi in bagarre contro giovani e vecchi. Sorpassi belli, fatti e subìti, qualche errore per provarci. In quattro gare è meglio del suo compagno (Vermeulen, sv, moto rotta) che con la Suzuki ci corre da anni. Gli manca un secondo, ma non è tutto nell’età. La Suzuki deve fare qualcosa di spesso, perché con un nome così, due piloti così, non si capisce come l’investimento in MotoGP possa rendere in eterno.
Dovizioso, 5.5
Conoscendolo si darebbe anche meno. E’ la dura vita dell’esordiente/cliente. Non che non ci provi. Nella bagarre che per un po’ vale in quarto posto ci si butta. Poi comincia a soffrire le gomme che finiscono e il motore che non spinge. Si sente lontano dal suo livello, ma forse sarebbe ora di cominciare a costruire il patrimonio in prova. “Non riesco ad usare le gomme da qualifica” è una frase che un pilota di MotoGP del suo livello ad un certo punto deve smettere di pronunciare costruendo dei fatti a partire da lì.
De Angelis, NC
Non pervenuto. Su tutta la linea. Ma è stato centrato in pieno da Hopkins alla prima curva. Che Hopkins sia irruente non si discute, ma anche la Kawasaki ha bisogno di cominciare a vedere un pilota che qualcosa combini. A De Angelis gli puoi rimproverare di non aver rimontato, ma gli credi sulla fiducia se ti dice che dopo il botto sorpassare era diventato impossibile. Gli dai un’altra chance, anche due. Poi però è legittimo cominciare a pretendere qualcosa, visto che Dovizioso, qualcosa fin qui ha ottenuto.
Iannone, 10
Uno di quei piloti che ne beccano una ogni tanto o un predestinato? Non corre da ieri, ma è ancora giovane. A Shanghai ha corso con autorità e con testa. Ha piegato gli espertoni, i campioni del mondo, facendo girare a suo favore anche il bagnato che inzuppava la pista. Ha avuto il vantaggio della neutralizzazione dei valori motoristici, perché la sua moto è standar e per quanto ben preparata andrà sempre meno di una ufficiale. Visto che di italiani giovani ne mancano, forse varrebbe la pena di provare a considerarlo come uno su cui investire. Lui una dimostrazione l’ha data.
