Non c’è niente di meglio del Portogallo per cercare conferme. La Honda e i suoi piloti ne vogliono, molte, dopo la gara di Jerez con Pedrosa vincitore e Hayden quarto. Non è stato un miracolo quello che è successo nella gara spagnola. Morale: ci ha restituito la vecchia Honda che funziona, il vecchio Pedrosa che se riesce a lanciarsi via e a star fuori dalla bagarre diventa un orologio.
Sia Pedrosa sia Hayden si erano fermati a Jerez per due giorni di test che sembrano essere stati fondamentali, a giudicare almeno da quanta poca riservatezza dedichino all’argomento gomme che di solito è tabù. E’ parlando di gomme che di norma si mettono le mani avanti, quando hai paura che qualcosa rischi di non funzionare. Hyaden, che è ancora titolare del record della pista, lo scorso anno fu quarto, nella gara che vide Pedrosa perdere da Rossi (impareggiabile nella maniera di fare l’ultimo curvone) per 176 millesimi. “I test di Jerez- dice Pedrosa – ci hanno molto aiutati. Sono stati utili per migliorare la moto e per avere ancor più fiducia nella gomma anteriore a sezione larga (già usata in gara ad Jerez. Migliora la velocità di ingresso in curva ndr). Sarà importante essere a posto bene in staccata e servirà tutta la preparazione fisica possibile per dominare la moto nelle buche e negli avvallamenti dell’asfalto portoghese che è ormai abbastanza malridotto. Adoro l’atmosfera di Estoril. E’ come stare in Spagna”. Da sfogo a tutto il suo slang e alle sue descrizioni immaginifiche Nicky Hayden per spiegare il suo approccio a questa terza gara: ” Ora le cose girano anche per me. E’ un circuito della vecchia scuola, uno strano piccolo posto dove puoi divertirti da matti o finire la tua giornata in maniera miserabile. Ci sono dei bei curvoni, ma anche quella specie di fermata dell’autobus che è la chicane in salita dove praticamente sei fermo. Però l’ultimo curvone è straordinario. Lì ti serve un ferro che abbia della potenza perché il rettilineo che c’è subito dopo dura parecchi giorni”.
