Mentre il resto del mondo sportivo si interroga se andare in Cina per i giochi Olimpici, oppure se boicottarli in nome della libertà, la MotoGP ha già deciso: il prossimo GP di Shanghai sarà l’ultimo in calendario. A decretarne la fine, purtroppo, non sono stati fattori umanitari, ma il fatto che in quattro stagioni nel colossale circuito progettato dal solito Tilke i piloti si perdono su lunghissimi rettilinei e ridicole curve, ma gli spettatori non si sono mai visti, nonostante si gareggi in un paese dove la popolazione si conti in miliardi. Shanghai, dunque, farà la fine di Istanbul – un altro impianto di Tilke, ma bello – dove la latitanza della popolazione locale (ed i costi in crescita imposti dal nuovo proprietario dell’autodromo, Bernie Ecclestone) hanno imposto un prematuro stop. Qualcuno rimpiangerà Shanghai? Forse la Ducati, per via del lunghissimo rettilineo, ma sicuramente nessun pilota. Anche la logistica era da urlo (ma di terrore): autodromo lontanissimo dalla città, traffico da paura. Forse l’unica cosa che si ricorderà con rimpianto sarà il Bund e la skyline di Shanghai, veramente bellissima. Ed anche, magari, downtown con i suoi ristoranti che così belli neanche a New York. Fuori Shanghai chi prenderà il suo posto ora? Un altro paese asiatico? Qualche ritorno dal passato della vecchia Europa? Mistero. Per il momento, in attesa che il CEO della Dorna, Carmelo Ezpeleta si decida a dire qualcosa. Magari fin dalla prossima settimana, all’Estoril.
